Donna in famiglia e divorzio
30.04.2014 12:17
La ridefinizione della famiglia e in particolare la necessità di salvaguardarla da attacchi esterni, in particolare dalle separazioni, conducono, negli anni del boom economico, all’articolazione di una nuova “ideologia della casalinga” che si basa ora anche sull’aspetto psicologico e sentimentale, per cui la donna è vista come soggetto in grado di ridare valore e emozioni agli affetti familiari. La donna, ormai culturalmente emancipata, scolarizzata, partecipe della vita pubblica, acquistò la sua identità “primaria” di reggitrice della casa, di custode della vicenda familiare. Le donne, negli anni ’50, sembrano però ancora prigioniere in uno spazio angusto dove si muovono tra una scarsa conoscenza della propria sessualità e una vita di coppia in cui l’adulterio femminile venne ancora visto come un peccato più grave rispetto a quello dell'uomo. Nonostante il diritto al voto concesso alla donna nel '48, permane comunque un dislivello tra i sessi per il quale la famiglia è gestita da un "pater familias" che ha potere decisionale su tutti i suoi componenti. Questo indica che la donna, in ambito familiare, aveva come unico ruolo quello di crescere i figli e prendersi cura della casa. Per tutti gli anni ‘50 e ‘60 il matrimonio rimane indissolubile, esiste solo l’istituto della separazione legale. L’introduzione del divorzio in Italia era stata collegata in passato, alla questione del voto alle donne.

Divorzio all'Italiana
E' un film di Pietro Germi girato nel 1961.
Il film narra la storia di un nobiluomo siciliano che vuole risposarsi, ma, poiché all’epoca il divorzio era illegale in Italia, fa di tutto perché sua moglie si innamori di un altro, per poterli sorprendere insieme, uccidere ed ottenere una pena lieve per delitto d’onore.
